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Sun Tzu disse: - In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari: un migliaio di carri da guerra veloci, un migliaio di carri coperti di cuoio, centomila fanti armati e la possibilità di trasportare le provviste per più di mille “li”. Per le spese in patria e sul campo di battaglia, per gli stipendi dei consiglieri stranieri, per i costi dei materiali come la colla e la lacca, dei carri e delle armature, lo Stato dovrà provvedere mille monete d’oro al giorno. Se si dispone di tanto, si potranno allora mobilitare centomila soldati
Oscar Mondatori, Milano 2003
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Oscar Mondatori, Milano 2003 All’inizio del secondo capitolo, Sun Tzu anticipa la propria visione dinamica delle operazioni militari e, in particolare, dei costi da sostenere per il buon esito delle stesse. Da un lato egli sembra visualizzare in un diagramma il costo della spedizione con le due variabili: l’entità dell’armata e la durata delle operazioni. Dall’altro, e in quest’aspetto risiede la sua modernità, egli si dichiara favorevole alle campagne militari brevi, e formula allo scopo una legge dinamica e di portata generale: la legge della produttività decrescente. Un conflitto che si prolunga, infatti, fa aumentare i costi mentre fa diminuire il rendimento dell’esercito, che vede allontanarsi la fine delle ostilità e il conseguimento della vittoria. Le operazioni d’assedio, di solito lunghe, sono quindi da evitare fin quando è possibile.
Bur, Milano 2006 La prima legge del secondo capitolo riguarda l’organizzazione dell’attività bellica. Per Sun Tzu, è necessario affrontare un conflitto nelle migliori condizioni organizzative: l’utilizzo di nessuna risorsa dovrà essere trascurato. In ogni caso, l’autore afferma che occorre fare di tutto per non arrivare a questo punto, evitando di dare battaglia. Una volta costretti a impegnarsi nel conflitto, però, si dovrà agire nel più breve tempo possibile, senza logorare le forze militari. Diversamente, la rilevanza di un’eventuale vittoria verrebbe ridimensionata, a causa delle energie spese in battaglia. Inoltre Sun Tzu osserva che, se non si hanno risorse sufficienti, è inutile pensare a una guerra. Osservazione fondamentale che raggiunge due scopi: da un lato insiste sul calcolo razionale, dall’altro pone fine all’avventurismo, ossia a una concezione più cavalleresca o romantica della guerra.
Guida Editore, Napoli 2005 Il secondo capitolo considera la guerra prevalentemente dal punto di vista economico e organizzativo. Noi oggi sappiamo che cosa sia un’economia di guerra e restiamo sorpresi nel constatare quale importanza essa rivesta nel pensiero di Sun Tzu attraverso una presentazione strettamente razionale. La legge 13 illustra anzitutto il rapporto tra denaro e guerra. Già il famoso pensatore della Grecia classica Tucidide osservava: “Per lo più in guerra, la vittoria arride all’intelligenza e alla grande disponibilità di denaro” (La Guerra del Peloponneso, Milano 1963). E Machiavelli ricordava “Gli uomini, il ferro, i denari e il pane sono il nerbo della guerra” (Niccolò Machiavelli, L’Arte della Guerra, Milano 1961). Sun Tzu va oltre questa rappresentazione statica dei costi, cioè quanto è necessario spendere per armare un esercito
Ubaldini, Roma 1990 Secondo Sun Tzu occorre prima stabilire la strategia, poi approntare l’equipaggiamento. Per questo il discorso sui preparativi viene dopo quello sulle valutazioni strategiche. Il secondo capitolo, che tratta nello specifico le operazioni di guerra, affronta le conseguenze che derivano agli stati da un conflitto, anche se combattuto in un paese confinante. L’accento è posto sulla rapidità e sull’efficienza, con il severo ammonimento ad abbreviare le operazioni quanto più si è lontani da casa. Molta attenzione è data anche alla conservazione delle energie e delle risorse materiali. Per ridurre al minimo il dispendio di beni e di vite umane, Sun Tzu consiglia di impadronirsi delle provviste del nemico e di far combattere nelle proprie fila i prigionieri allettandoli con un buon trattamento.

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