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Il comandante viene determinato dalle seguenti qualità: intelligenza, sincerità, solidarietà, audacia e severità.
BUR, Milano 2006
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BUR, Milano 2006 Le qualità che deve possedere un buon comandante rimandano a una fondamentale distinzione, costante nell’opera di Sun Tzu: quella tra potere e autorità. Il “potere” è la capacità di imporsi sugli altri attraverso il proprio comportamento e la propria collocazione nella gerarchia statale; l’”autorità” è invece la capacità di condizionare gli altri, fornendo al tempo stesso un modello di autorevolezza. Sun Tzu attribuisce allo stratega capace il giusto equilibrio tra le due doti, che gli consenta di calibrare in modo ottimale il proprio influsso sui subordinati, senza cedere agli abusi.
Guida Editore, Napoli 2005 Il fattore comando è fondamentale nell’opera di Sun Tzu. La responsabilità del comandante va oltre la conduzione tecnica delle operazioni militari; egli guida l’esercito e con la sua condotta influisce sulla salvezza o sulla rovina dello stato: di qui l’esigenza che possegga numerose virtù. Sun Tzu pone l’intelligenza e la sincerità ai primi due posti, in quanto virtù essenziali in sede di decisioni, collocando i due requisiti più specificamente militari del coraggio e della severità ai posti immediatamente successivi. Nei tempi antichi, chi forse ha interpretato al meglio la figura del comandante ideale di Sun Tzu è stato Giulio Cesare, considerando anche l’efficacia con la quale i Romani applicarono la meticolosità nell’addestramento raccomandata da Sun Tzu. Ma, rapportato ai tempi moderni, il comandante delineato da Sun Tzu appare non tanto come un semplice condottiero militare, quanto un autentico “uomo di Stato”, capace di considerare simultaneamente gli elementi politici, le forze in campo, gli apsetti logistici, i rapporti con collaboratori e subordinati. Un esempio moderno dell’abilità nel tenere insieme tutti gli elementi decisivi per la sopravvivenza dello Stato è stato offerto dal Primo ministro inglese Winston Churchill nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Oscar Mondatori, Milano 2003 Secondo Sun Tzu il comandante saggio deve mettere in atto tutto ciò che è necessario per vincere, deve trasmettere agli altri la visione d’insieme che essi non sono in grado di cogliere; deve abbracciare con le sue azioni la prospettiva di entrambi i contendenti, amici e nemici. Il segreto per la riuscita delle operazioni è la conoscenza, la dote principale del comandante saggio, che ha come oggetto gli innumerevoli dettagli in cui è strutturato il mondo: chi ha addestrato gli ufficiali? Qual è la forma delle montagne e delle foreste? Qual è la strategia del nemico? Conoscendo la struttura intrinseca delle cose, il comandante saggio va oltre il significato esteriore dei fenomeni per raggiungere la loro essenza, può agire sul tutto partendo da ogni singolo elemento.
Ubaldini, Roma 1990 Un generale deve possedere le cinque virtù dell’intelligenza, della rettitudine, dell’umanità, del coraggio e della severità. L’intelligenza si riferisce alla capacità di elaborare piani e di adeguarsi ai cambiamenti; la rettitudine indica equità nella distribuzione di punizioni e ricompense; umanità significa amore e compassione per gli uomini, e consapevolezza delle loro fatiche; coraggio significa saper cogliere senza tentennamenti le occasioni di vittoria; severità significa stabilire la disciplina tra i soldati mediante un rigoroso sistema di punizioni. Fare affidamento solo sull’intelligenza origina insubordinazione; puntare solo sull’umanità o sulla rettitudine provoca debolezza; l’eccessivo coraggio si tramuta in violenza e l’eccessiva severità diventa crudeltà. Dunque, solo l’armonia tra le cinque virtù e la capacità di adattarle alle situazioni formano il buon condottiero.

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