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Attendi vicino al campo di battaglia chi è ancora lontano, attendi riposato chi si sta affaticando, attendi ben sazio chi giunge affamato: questa è l’arte di padroneggiare la forza. Astieniti dal colpire chi avanza con i vessilli ben allineati e dall’attaccare formazioni imponenti: questa è l’arte del sapersi adattare.
Oscar Mondadori, Milano 2003
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Oscar Mondadori, Milano 2003 Nella prima parte della legge Sun Tzu sottolinea come, ai fini del buon esito dell’azione strategica, non sia sempre necessario esercitare la forza: il più delle volte è sufficiente attendere, preservando la propria integrità. L’adattamento di cui si parla successivamente significa invece dividere e riunire le proprie truppe e quelle del nemico: il consiglio di Sun Tzu è quello di rimanere al proprio posto per padroneggiare l’adattamento. In definitiva, si padroneggia senza fare nulla, in particolare quando la situazione è troppo potente perché la si possa alterare in qualsiasi altro modo. Come già in precedenza segnalato, bisogna evitare il momento di massimo vigore del nemico, aspettare immobili, riposare nella propria completezza e non andare contro la sua pienezza. In questo modo si colpirà il nemico nella fase calante della sua forza. E’ questa, afferma l’autore, l’arte del padroneggiare.
Bur, Milano 2006 “Trasformare la distanza in vicinanza, il disagio in comodità, la fame in sazietà: è questo il modo per controllare il vigore. Non impegnarsi nella lotta quando l’avversario fa uno sfoggio corretto di vessilli; non colpire la guarnigione nemica quando è dignitosa e imponente: è questo il metodo per controllare i mutamenti della posizione dell’avversario.” La quindicesima legge esprime un concetto già visto nel corso dell’opera: affrontare una situazione di potenziale pericolo o disagio comportandosi in modo opposto, assumendo un atteggiamento inaspettato, in grado di disorientare il nemico. Un’efficace azione strategica, secondo l’autore, non sempre presuppone un’azione, oppure una reazione a una determinata presa di posizione dell’avversario. Anzi, a volte, specie di fronte a un nemico compatto e ben schierato, è consigliabile attendere, “non agire”.
Guida Editore, Napoli 2005 Sun Tzu introduce così l’arte dell’autocontrollo: “conservando la disciplina e la calma, si può mostrare l’apparenza del disordine vociando confusamente in prossimità del nemico”. Prosegue quindi definendo l’arte di amministrare le proprie forze: “essere vicini all’obiettivo mentre il nemico è ancora lontano, aspettare con calma mentre il nemico si affatica e si agita; essere sazi mentre il nemico è affamato”. E conclude riferendosi all’arte di “studiare le circostanze”: “astenersi dall’intercettare un nemico i cui vessilli siano in perfetto ordine; astenersi dall’attaccare un’armata disposta in un calmo e fiducioso ordine di battaglia”. Autocontrollo, sapiente amministrazione delle proprie risorse, flessibilità e capacità di adattamento: sono queste le prerogative ideali che l’autore assegna all’abile stratega.
Ubaldini, Roma 1990 “Attendi sul tuo terreno chi viene da lontano, attendi in riposo chi arriverà stremato, attendi ben nutrito chi giungerà affamato: questo è padroneggiare l’energia. Inoltre, evita i ranghi ordinati e non attaccare grandi schieramenti: questo significa padroneggiare l’adattamento.” Come sottolinea il commentatore Du Mu, inizialmente Sun Tzu, riferendosi al comportamento che devono assumere l’assalito e l’assalitore, invita l’abile condottiero ad attendere, a non compiere il passo iniziale, a non andare verso il nemico ma a indurre quest’ultimo a fare la prima mossa. Successivamente l’autore passa ad analizzare una delle prerogative fondamentali che lo stratega dovrebbe possedere ed esercitare: la capacità di adattarsi alle circostanze che via via gli si presentano. Il consiglio di “evitare ranghi ordinati” e di “non attaccare grandi schieramenti” corrisponde a quanto l’autore aveva in precedenza affermato, ammonendo di “evitare il pieno”.

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